Monumento: Casa natale di Beato Giordano da Pisa - Rivalto - Chianni (PI)

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Legge di istituzione: Regio Decreto - 23 ottobre 1926 - n. 1879 - GU 262-1926
 
Proprietà:
Descrizione Storico Artistica: chi è il Beato Giodano da Pisa? Nacque probabilmente in Rivalto, castello della repubblica pisana, dalla famiglia Orlandini, secondo altri in Pisa stessa, dalla famiglia da Rivalto, verso il 1260. Dopo avere studiato a Parigi in quella celebre università, nel 1280 faceva ritorno a Pisa entrando tra i figli di s. Domenico nel convento di S. Caterina. Fatto il tirocinio, studiò a Pisa, a Bologna e nuovamente a Parigi dove dimorò probabilmente tra il 1285 e il 1288. In seguito viaggiò, predicando e studiando, in molte parti d'Europa. Rientrato in patria, insegnò a Pisa, rivelandosi profondo filosofo e teologo, nonché santo religioso, poi nello studio generale di S. Maria Novella di Firenze, il più importante centro di studi della provincia romana, di cui nel 1305 fu dichiarato lettore primario. Possedeva conoscenze assai vaste; fu detto che sapeva più cose lui solo che tutti i religiosi della provincia insieme! Aveva lettogli autori antichi, studiato il greco e l'ebraico egli erano familiari la filosofia e la teologia. Soprattutto conosceva perfettamente i libri sacri ed in particolare s. Paolo, e sapeva a mente il Breviario, il Messale, gran parte della S. Scrittura e la Secunda di s. Tommaso d'Aquino. Persuaso che la scienza non basti, si dedicò con ogni sforzo al conseguimento delle virtù. Vero modello del predicatore, fece ascoltare la sua voce in molte parti d'Italia e forse, nel 1301, nella stessa Germania ove si recò per assistere al capitolo generale del suo Ordine, che si tenne a Colonia. Predicò fino a cinque volte in un giorno, ora in una chiesa, ora in un'altra, all'interno o sulle piazze. Iniziava un sermone al mattino in una chiesa e, sopra lo stesso soggetto, lo continuava a metà del giorno su una piazza e lo terminava la sera in un'altra chiesa. Il popolo fiorentino, avido di udirlo, lo seguiva fedelmente ovunque, senza te-nere conto dei disagi che doveva affrontare. Non contenti d'ascoltarlo, vari uditori raccolsero le sue prediche, talvolta trascrivendole ai piedi stessi del pulpito come uscivano dalle sue labbra, talaltra riassumendole. Il suo genere di predicazione era quello inconfondibile degli uomini veramente apostolici: niente sottigliezze, niente ricercatezze, ma una parola evangelica e popolare, ove la verità e la profondità della dottrina sono unite alla semplicità, vivida e vigorosa, della forma. Il beato G. ebbe ancora un altro merito: quel-lo della purezza con la quale si esprimeva nella lingua volgare. Seguendo l'uso nuovo, che cominciava allora a diffondersi, egli aveva abbandonato il latino per predicare unicamente in lingua italiana. Le sue prediche, nonostante la semplicità tutta primitiva, sono ritenute un monumento prezioso della prosa volgare italiana del Trecento, pur-troppo solo in parte dato alla stampa. Ciò che a lui interessava era la conversione delle anime. E non mancarono interventi miracolosi da parte di Dio. Un giorno mentre predi-cava davanti ad un pubblico più numeroso del solito, una croce rossa apparve visibilmente impressa sulla sua fronte e tutti poterono contemplarla. Una vera trasformazione si operò in Firenze; molte persone abbandonarono il vizio e si diedero alla virtù. Le donne, la cui condotta, dal punto divista della modestia, lasciava molto a desiderare, cominciarono a comportarsi secondo la decenza cristiana; scomparvero le inimicizie e si ebbero molte pacificazioni tra Guelfi e Ghibellini. Anche in Pisa, ove lo troviamo in seguito, raccolse gli stessi successi. Vi istituì i Disciplinati, la Confraternita del Santissimo Salvatore, detta del Crocione, che ancora oggi sussiste e conserva i suoi statuti primitivi, pieni di saggezza. Dovette accettare di essere predicatore generale nel suo Ordine e poi definitore del convento pisano. I superiori pensavano di chiamarlo ad uno degli incarichi più onorifici di quell'epoca, quello di maestro nell'Università di Parigi. Il maestro generale Americo da Piacenza gli ordinò di partire per la Francia e salire sulla cattedra del famoso convento di S. Giacomo. Ma la Provvidenza aveva predisposto diversamente: giunto a Piacenza si ammalò gravemente e il 19 agosto 1311 moriva, assistito dallo stesso maestro generale. La notizia della morte di Giordano suscitò molto dolore in Pisa e i maggiorenti della città si portarono a Piacenza per prenderne il corpo che fu subito oggetto della devozione popolare e la sua tomba divenne meta di pellegrinaggi. Nel 1580 ebbe luogo la prima traslazione, nel1686 la seconda ed una terza nel 1785. Gregorio XVI ne approvò il culto nel 1833 e permise la festa nell'Ordine dei Frati Predicatori e nella diocesi di Pisa il 6 marzo. (fonte www.santiebeati.it)
 
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Il Monumento e il territorio:
 
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