Monumento: Casa natale di Francesco Ferrara - Palermo

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Indirizzo : Vicolo San Giuseppe D'Arimatea, 14 - Palermo
Riferimenti:
Sito web: http://www.ilteatrodelsole.com/palazzocastelnuovo/  (??)
Legge di istituzione: Regio Decreto - 18 marzo 1928 - n. 860 - GU 106-1928
 
Proprietà:
Descrizione Storico Artistica: CHI E' Francesco Ferrara?? il più autorevole economista italiano del Risorgimento, giornalista e uomo d’azione, nacque a Palermo il 7 dicembre 1810 da Francesco e Rosalia Alaimo. Trascorse l’infanzia e la giovinezza nel palazzo del Principe di Castelnuovo, Carlo Cottone, che con la sua protezione gli assicurò una vita agiata e una formazione pari a quella dei giovani aristocratici. Studiò dai padri Gesuiti e Filippini e intraprese il corso di laurea in medicina che poi abbandonò per dedicarsi agli studi economici e sociali. Il suo primo scritto fu Dubbi sulla statistica del 1835 dedicato alle relazioni metodologiche tra la statistica e l’economia. Nel 1833 fu assunto come commesso della direzione centrale di Statistica di Palermo e nel 1836 fondò il “Giornale di Statistica” a cui collaborarono anche Emerico Amari, Raffaele Busacca e Vito D’Ondes Reggio. L’impegno comune nella redazione del giornale creò una forte intesa intellettuale e umana tra i quattro e particolarmente Ferrara si legò alla famiglia Amari con la quale finì per imparentarsi. Tra gli scritti più noti apparsi sul periodico della Direzione di Statistica si ricordano: Sulla teoria della statistica secondo Romagnosi, del 1836; Sul cabotaggio fra Napoli e Sicilia, del 1837; Cenni sulla miglior maniera di formare uffici statistici, e i Fanciulli abbandonati del 1838; Studi sulla popolazione della Sicilia del 1840; Malthus, i suoi avversari, i suoi seguaci, le conseguenze della sua dottrina, Della riforma postale, e i I periodi dell’economia politica del 1841. Dal 1840 collaborò per due anni con il periodico “La Ruota” e nel 1844, da segretario della Camera di Commercio di Palermo, creò ad una nuova serie del “Giornale di Commercio” sul quale scrisse insieme ad Amari e Busacca. Sempre nel 1844 avanzò la sua candidatura al concorso per la cattedra di Economia dell’Università di Palermo ma alla fine si ritirò per aiutare la vittoria dell’amico Raffaele Busacca. Dal 1844 la sua attività cominciò ad incontrare l’ostilità borbonica e nel 1846 i suoi periodici cessarono le pubblicazioni. Nel novembre 1847 contribuì alle agitazioni contro i Borboni facendo circolare anonima la sua Lettera di Malta, pamphlet di protesta contro il governo napoletano. La notte del 10 gennaio 1848 fu arrestato insieme ad Emerico Amari e ad altri dieci liberali ma dopo alcuni giorni, quando la Rivoluzione era ormai vittoriosa, fu liberato dal popolo palermitano. Entrato a far parte del comitato rivoluzionario, partecipò ai lavori della commissione che doveva preparare l’Atto di Convocazione del General Parlamento di Sicilia e fu eletto deputato alla Camera dei Comuni. Da febbraio ad ottobre diede alle stampe, insieme a Vito D’Ondes Reggio, al giornale “L’Indipendenza e la Lega” con programma costituzionalista e federalista. Prese parte alla commissione diplomatica inviata a Torino per offrire al Duca di Genova la corona siciliana e in questa città, una volta soffocata la Rivoluzione in Sicilia, si trasferì in esilio. In Piemonte collaborò al “Risorgimento” di Cavour e ottenne la cattedra di Economia politica nell’Università della capitale dove fondò importanti giornali e periodici come “La Croce di Savoia”, “Il Parlamento” e “L’Economista”. Sempre a Torino promosse la pubblicazione della “Biblioteca dell’Economista” che uscì per i tipi della casa editrice Pomba. Della “Biblioteca dell’Economista” Ferrara curò le prime due edizioni, dal 1850 al 1867, nelle quali furono presentate in traduzione italiana opere generali e trattati speciali di economia. Dopo aspri e continui dissapori con l’ambiente politico sabaudo e particolarmente con Cavour, nel 1858, per motivi disciplinari, fu costretto ad abbandonare la cattedra di Torino trasferendosi all’Università di Pisa. Rientrato in Sicilia dopo l’impresa dei mille, s’impegnò strenuamente in difesa dell’autonomia siciliana e prese parte ai lavori del Consiglio Straordinario di Stato per la Sicilia. Nel 1861 tentò senza successo di essere eletto al Parlamento italiano ma, avvicinatosi a Quintino Sella, ottenne la nomina a direttore delle Imposte e a consigliere della Corte dei Conti. Nel 1868 fondò a Firenze la Società di economia politica e nel 1874 la Società Adamo Smith che gli consentirono di polemizzare con i socialisti della cattedra in difesa del liberismo. Sempre nel 1868 fu nominato direttore della nuova Scuola Superiore di Commercio di Venezia e fondò “L’Economista”, organo editoriale della Società Adamo Smith. In questi anni fu un assiduo collaboratore della “Nuova Antologia”, commentando criticamente le principali riforme di politica economica in materia di credito, imposte e istituzioni. Nel 1867 fu ministro delle finanze del governo Rattazzi battendosi per la vendita dei beni ecclesiastici e l’abolizione del corso forzoso. Si dimise dopo pochi mesi, partecipando intensamente, spesso seduto tra i banchi dell’opposizione, all’attività politica e parlamentare. Fu nominato senatore del Regno nel 1881. Morì a Venezia nel 1900, e dopo pochi anni le sue spoglie furono traslate nella Chiesa di S. Domenico a Palermo dove riposano. (fonte Archivio Storico Economisti)
Si presume che l'abitazione sia stata all'interno di Palazzo Castelnuovo: Nel cuore del centro antico di Palermo, in quel nucleo plurimillenario dell’austera capitale, sorge Palazzo Castelnuovo. L’edificio attuale è il frutto di successive aggregazioni e modifiche a partire dal XIV secolo, dunque ben precedenti l’attuale risistemazione urbanistica, datata alla meta del Cinquecento circa, che rettificando l’antico asse del Cassaro, il normanno “vicus marmoreus”, diede luogo alla magnifica Strada Toledo. Questo spiega l’accesso dalla stretta strada laterale che prende nome dalla dimora, il vicolo Castelnuovo, ed era vanto delle casate più antiche ed illustri appunto, il poter esibire l’ingresso principale non dall’asse rettilineo, bensì proprio dalle vie laterali, in quanto ciò sanciva la venerabilità della casa: grandi snobismi di un tempo passato. (fonte www.ilteatrodelsole.com)
 
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