Monumento: Abbazia della Santissima Trinità - Venosa - (PZ)

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Indirizzo : Strada Provinciale 18 - Ofantina - Venosa (PZ)
Riferimenti:
Sito web: http://www.comune.venosa.pz.it/
TCI: http://www.touringclub.it/
Legge di istituzione: Regio Decreto - 20 novembre 1897 - n. 536 - GU 3-1898
 
Proprietà: MIBAC  - Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Basilicata - Centro Operativo Misto di Venosa
Descrizione Storico Artistica: Il complesso della Santissima Trinità è tra i più importanti siti monumentali di Venosa, il cui interesse si deve al fatto che nell'abbazia contiene la stratificazione di tracce ereditate principalmente da Romani, Longobardi e Normanni. La struttura si compone della chiesa antica (o chiesa vecchia), a cui dà accesso l'entrata principale, e della chiesa Incompiuta (o chiesa Nuova), la cui costruzione non fu mai portata a termine.
Vi è controversia sulla data di fondazione, ma gli studi più recenti riprendono le teorie di Daniel Bertaux: l'Abbazia (che inizialmente comprendeva solo la Chiesa Antica) venne innalzata dai Benedettini prima della venuta dei Normanni. Il nucleo originario è costituito da una Basilica Paleocristiana sorta tra il V ed il VI secolo, ove in precedenza vi era un tempio pagano dedicato a Imene. Nel 1059, venne consacrata da papa Niccolò II. Nello stesso anno Roberto il Guiscardo volle rendere la Chiesa il sacrario degli Altavilla e fece portare, all'interno, le salme dei suoi fratelli Guglielmo "Braccio di Ferro", Umfredo e Drogone (successivamente verrà anche lui sepolto qui). (fonte wikipedia)

L’Abbazia benedettina della SS. Trinità di Venosa (V-XII sec.), rappresenta una delle più significative testimonianze storiche non solo della città oraziana ma della Basilicata intera. L’importante complesso monumentale comprende un avancorpo (foresteria), la chiesa paleocristiana e quella incompiuta; in correlazione con questi, all’esterno del braccio destro del transetto della chiesa incompiuta, l’elemento più antico, il battistero paleocristiano. L’indagine archeologica effettuata durante l’intervento di restauro ha permesso la ricostruzione delle varie fasi costruttive della chiesa vecchia. Gli elementi emersi hanno evidenziato l’esistenza di una basilica paleocristiana a tre navate, divise da pilastri, con transetto, abside e deambulatorio, preceduta da un porticato (il nartece). L’entrata della chiesa paleocristiana è ancora oggi ben visibile; si notano infatti sul pavimento i fori delle liste murali dei battenti. Il pavimento della chiesa, di cui rimangono tracce evidenti, era a mosaico policromo nella navata centrale, nel deambulatorio e nella schola cantorum, mentre nelle navate laterali era in mattoncini di cotto posati a spina di pesce. Lo schema planimetrico basilicale, la decorazione a mosaico del pavimento e il rinvenimento di una moneta di Tiberio II (578-582) nell’area dello scavo, fanno risalire l’origine dell’edificio ad un periodo databile tra la seconda metà del IV sec. e la prima metà del V. L’impianto originario ha subito diverse trasformazioni a partire dal VII secolo, fino agli interventi di ricostruzione e ampliamento ad opera di Longobardi (X sec.) e Normanni (XI sec.). Proprio all’epoca Normanna risale il periodo di maggior importanza del complesso abbaziale; tanto che Roberto il Guiscardo nel 1069 vi fece trasferire le spoglie dei fratelli, Drogone e Guglielmo Braccio di Ferro. Successivamente vi furono sepolti anche Aberada, prima moglie di Roberto il Guiscardo, Guglielmo, fratello minore, e il Guiscardo stesso. Alla felice stagione normanna seguì, nel XII secolo, un periodo di rinnovato splendore che consentì ai benedettini di progettare un grandioso ampliamento della chiesa vecchia dietro l’abside. Questa chiesa nuova, tuttavia, è rimasta Incompiuta e con tale nome è stata consegnata alla storia, a rappresentare uno degli esempi più notevoli del romanico maturo presente nell’Italia meridionale. Il Museo del Territorio, allestito nella Foresteria dell’Abbazia della SS. Trinità, raccoglie materiale prezioso per lo studio e la conoscenza del territorio di Venosa. Oltre a reperti lapidei appartenenti all’antica Abbazia e ad un plastico che riproduce l’intero complesso abbaziale, espone i risultati di una lunga e articolata ricerca condotta dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Basilicata con la collaborazione dell’Archivio di Stato di Potenza. La documentazione cartografica e documentaria raccolta ha permesso di ricostruire il territorio extraurbano di Venosa in epoca settecentesca con l’individuazione di antichi casali, mulini, iazzi, fontane e significative strutture architettoniche religiose. L’iniziativa è promossa dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Basilicata - Centro Operativo Misto di Venosa (fonte MIBAC)
 
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Il Monumento e il territorio:
 
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