Monumento: Basilica di Santa Maria Assunta (Duomo) - Atri - (TE)

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Indirizzo : Piazza Duomo, Atri (TE)
Riferimenti: Tel. 085. 8710218 Mobile: 339.1660305, mail: parrocchia@cattedraleatri.it
Sito web: http://www.cattedraleatri.it/Basilica.php
TCI: http://www.touringclub.it/
Legge di istituzione: Regio Decreto - 19 febbraio 1899 - n. 534 - GU 71-1899
 
Proprietà: Diocesi Teramo-Atri
Descrizione Storico Artistica: quando Atri fu fondata intorno al XII-XI secolo a.C., nella zona della concattedrale sorgevano delle mura ciclopiche, che cingevano la città. I Romani conquistarono Atri nel 290 a.C., fecero la fortuna della città e la ingrandirono, quindi abbatterono le mura ciclopiche e sempre nell'area occupata oggi dalla concattedrale costruirono un tempio dedicato ad Ercole. Successivamente, vi fu costruita una domus e, tra il I e il II secolo d.C., le terme, sotto il quale furono costruite le cisterne ancora oggi visitabili (si trovano sotto la concattedrale e spesso vengono chiamate "cripta"). Il declino e la scomparsa dell'Impero Romano d'Occidente portarono ad una crisi generale ed anche Atri non ne scampò e a volte fu invasa dai barbari e tutto ciò portò all'abbandono della terme di Atri, che diventarono un rudere invaso dalle erbacce. Intanto ad Atri si era diffuso il Cristianesimo e c'era bisogno di un luogo di culto, che fu costruito sulle rovine delle terme romane, utilizzando i materiali di questo per la costruzione: nacque così l'Ecclesia de Hatria. Questa chiesa, eretta probabilmente nel IX secolo, era piuttosto piccola e se ne ha menzione per la prima volta in un documento di Ottone I (958), che però non precisa l'ubicazione: è abbastanza facile pensare che occupasse l'area dell'attuale duomo. Veduta del chiostro La comunità crebbe e nell'XI secolo, demolita quella precedente, fu costruita una chiesa grande come l'attuale duomo, ma più bassa e a cinque navate (i resti della suddetta chiesa si ammirano ancora oggi all'interno della concattedrale) che si arricchì di opere d'arte, andate però perdute (tranne un frammento di ambone oggi al Museo Capitolare di Atri e l'altare). La nuova chiesa fu consacrata a Sancta Maria de Atria (Santa Maria di Atri) e poi a Santa Maria Assunta, citata nella bolla di papa Innocenzo II e affidata ai monaci cistercensi che costruirono il convento. Per un certo periodo nessuno più parla della chiesa: forse fu distrutta da Roberto di Loretello, che nel 1153 distrusse Teramo e forse anche Atri, ma nessun documento dell'epoca parla di una distruzione della città né da parte di Roberto di Loretello, né da parte di qualche altro condottiero o signore. Tra il XII e il XIII secolo molti personaggi importanti citano la chiesa nei loro documenti o bolle: i papi Alessandro III (1177), Lucio III (1181), Clemente III (1189), Celestino III (1194), Innocenzo III (1198); gli imperatori Enrico VI (1195) e Federico II (1200 e 1221). Nel 1223 la chiesa fu ricostruita seguendo le forme della chiesa precedente e fu consacrata lo stesso anno alla presenza di tutti i prelati abruzzesi. Intanto, durante le guerre tra guelfi e ghibellini, Atri parteggiò all'inizio per i ghibellini, ma poi fino alla fine delle lotte si schierò dalla parte guelfa, che vinse. Come premio per la sua fedeltà al papa, Innocenzo IV (su consiglio del cardinal Capoccio che fece diventare Atri anche libero comune) eresse la diocesi di Atri che si estendeva dal fiume Tronto fino al Fino, occupando quindi tutta l'attuale provincia di Teramo. La facciata in notturna Le diocesi vicine però si ribellarono e l'anno dopo, il 1252, il Papa ridusse il territorio (stabilendo i confini tra il Vomano e il Piomba) e sempre nello stesso anno fu unita alla diocesi di Penne (diocesi di Atri-Penne), mantenendo la sua posizione di sede vescovile. Intanto, ovviamente, la chiesa di Santa Maria era stata elevata a cattedrale e ai cistercensi subentrarono i canonici del capitolo della cattedrale. I canonici si accorsero subito che la chiesa minacciava di crollare perché le colonne progettate dall'architetto Leonardo di Cristoforo nella ricostruzione del 1223 erano troppo esili e reggevano archi troppo ampi. Si procedette quindi alla ricostruzione, che iniziò a tutti gli effetti intorno al 1260 e furono chiamati come architetti due artisti locali molto celebri in regione: Raimondo del Poggio e Rainaldo d'Atri, i fondatori della scuola atriana, una corrente artistica che continua ancor oggi. I due architetti finirono la ricostruzione nelle sue linee essenziali (facciata, fiancate, interno) nel 1284, realizzando una chiesa più alta rispetto alla precedente e a tre navate, sostituendo le esili colonne con pesanti pilastri ottagonali: la chiesa fu quindi consacrata e le venne date il titolo ufficiale di "Santa Maria Assunta". Dal Trecento fino agli inizi del Seicento la chiesa si dotò di preziosissime opere d'arte, grazie anche al mecenatismo degli Acquaviva (duchi di Atri) e dei vescovi, alcune famose, come per esempio il campanile (iniziato nel 1305 ma concluso solo nel 1502) e le Storie di Cristo e Maria nel presbiterio (coro dei canonici) realizzate tra il 1460 e il 1470 e gli Evangelisti (1481) sulla volta del presbiterio realizzate tutti e due dal celebre pittore Andrea De Litio, il massimo esponente del Rinascimento in Abruzzo. Nel 1824 il vescovo Domenico Ricciardoni volle alcune piccole volte nella navata centrale; lo stesso vescovo fece fare importanti lavori al tetto, da dove entrava acqua, a tutta la chiesa e agli affreschi. Un avvenimento molto importante fu quando, il 19 febbraio 1899, la cattedrale di Atri fu dichiarata monumento nazionale. Dal 1954 al 1964 furono realizzati imponenti lavori di restauro diretti dall'architetto Guglielmo Mathiae, che diedero alla chiesa l'aspetto attuale: venne rifatto tutto il pavimento; per rendere visibili le finestre romaniche dietro il coro e la facciata posteriore, vennero abbattuti la cappella dell'Assunta, la sagrestia e un altro locale annesso (tutte le opere d'arte contenute in questi due ultime stanze furono spostate al Museo Capitolare); l'altare di sant'Anna (la cappella Acquaviva) che si trovava accanto all'altare dell'Assunta non fu distrutto ma smontato e poi rimontato sulla controfacciata; vennero eliminati alcuni altari barocchi ormai divorati dalla tarme (tranne quello degli Arlini); fu distrutta la tomba del beato Nicola (il cui culto però non venne mai approvato dalla Chiesa) con la conseguente perdita del corpo; si demolirono le volte della navata centrale e sostituito con un tetto di cemento rivestito di legno; la cappella del Santissimo Sacramento fu spostata e al suo posto vi fu collocato l'altare dei Corvi che prima si trovava in un'altra zona della chiesa. Inoltre, per rendere visibili i mosaici romani delle antiche terme fu rialzato il presbiterio e furono posate delle lastre di vetro; il baldacchino di Carlo Riccione, che si trovava sopra l'altare, fu smontato perché oscurava la vista degli affreschi e rimontato nell'annessa chiesa di santa Reparata. Durante questi restauri furono anche scoperti i resti dell'antica chiesa di Sancta Maria de Atria. I lavori interessarono anche il Museo Capitolare, con il riallestimento e il restauro di tutte le sale e la ricostruzione degli archi del lato nord che erano stati chiusi nel XIX secolo. I lavori si conclusero il 12 settembre 1964, quando la cattedrale fu elevata a basilica minore da papa Paolo VI e riaperta il 15 novembre dello stesso anno alla presenza del cardinal Cento. Il 30 giugno 1985 ha avuto la visita di Papa Giovanni Paolo II, in visita alla diocesi, celebrando la messa alla presenza di migliaia di persone provenienti da tutto l'Abruzzo. Il 30 settembre 1986 in seguito all'unione delle diocesi di Teramo e di Atri, la chiesa di Santa Maria Assunta cessò di essere cattedrale per divenire concattedrale. Durante i restauri furono commessi due errori: fu distrutto l'organo antico sostituendolo con uno moderno e non furono posti dei giunti di dilatazione sul pavimento. Proprio quest'ultimo errore fece sì che quarant'anni dopo si verificassero gli scoppi del pavimento e così la chiesa fu chiusa di nuovo dal 2003 al 2008 per effettuare i lavori di restauro; la riapertura al culto avvenne il 21 dicembre 2008. Durante questi ultimi restauri fu rifatta la pavimentazione con lastre in cotto e travertino che imitano i colori delle colonne; sotto il pavimento è stato inserito un sistema di riscaldamento per i mesi freddi; sono state sostituite le lastre di vetro, rifatti gli intonaci, restaurate tutte le opere d'arte presenti. Il campanile subì un importante restauro tra il 1996 e il 1999: durante un temporale un fulmine colpì la "palla" con la croce che si trova in cima alla torre, squarciandola e facendola pendere pericolosamente; anche la parte terminale del campanile presentava danni. I lavori di restauro interessarono tutta la parte superiore del campanile; la palla fu sostituita con una uguale ma che funge anche da parafulmine: quella antica si trova oggi nel chiostro della concattedrale (incluso nella visita al Museo Capitolare) e si nota subito lo squarcio provocato dal fulmine. Nel terremoto dell'Aquila del 2009 la chiesa è stata chiusa per due giorni per effettuare controlli: si sono riscontrate delle piccole cadute di intonaco nella navata sinistra, in prossimità del campanile, ma la stabilità di tutta la struttura non è stata compromessa, quindi la concattedrale è stata riaperta ma per precauzione è stata transennata la navata sinistra che rimase chiusa al pubblico fino agli inizi di giugno del 2009. (fonte wikipedia)
 
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